Archivi categoria: lavoro

Quanto guadagna un consulente del lavoro?

Il consulente del lavoro si occupa per conto di un datore di lavoro di tutta una serie di pratiche relative alla gestione del personale, che vanno dai rapporti con i sindacati agli inquadramenti contrattuali, agli adempimenti di obblighi relativi a previdenza e assistenza sociale, alle relazioni con enti come Inps e Inail, per arrivare persino alla contabilità e alla consulenza fiscale.

Si tratta quindi di un libero professionista che svolge un ruolo cruciale nella gestione dei rapporti trilaterali tra azienda, dipendenti e istituzioni pubbliche. Il guadagno di un consulente del lavoro può, soprattutto con il passare degli anni, essere notevolmente ripagato: fondamentale è l’impegno e la passione ma a fare la differenza sarà anche la scelta di lavorare come consulente dipendente in un’azienda oppure aprire uno studio professionale di consulenza del lavoro.

Se i guadagni dei professionisti negli ultimi anni stanno registrando un calo notevole, i dati mostrano come per chi lavora come consulente del lavoro la situazione non sia proprio così. Una delle ultime indagini, condotte da un popolarissimo quotidiano di stampo economico, parlava di circa 80.000 euro l’anno per un consulente del lavoro con un discreto giro d’affari, ai quali però ovviamente vanno sottratti i costi per l’esercizio della professione (tipicamente gli spostamenti quando necessario, il mantenimento dell’ufficio, etc.).

Il compenso di un consulente del lavoro che ha uno studio di consulenza del lavoro proprio permette di arrivare a guadagni considerevoli; in questo caso a fare da discrimine è sicuramente il numero di clienti. Per un consulente del lavoro competente, conosciuto e affidabile il guadagno mensile può arrivare a superare i 3.000 euro. Chi riesce invece a farsi assumere nelle grandi società o comunque nelle aziende che preferiscono avere a disposizione almeno un consulente del lavoro in azienda, tende a guadagnare di meno, senza però dover necessariamente sottostare a quelli che sono gli alti e bassi della libera professione.