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Come diventare un bravo fabbro

Uno dei lavori artigianali più richiesti al giorno d’oggi è quello del fabbro rozzano, professione che anche in Italia figura da tempo tra quelle considerate a rischio di estinzione. I fabbri, infatti, sono praticamente insostituibili e hanno il monopolio del mercato, svolgendo una professione a metà strada tra il lavoro artigianale e quello creativo. Le persone che svolgono questo mestiere sono sempre meno, perché i giovani che decidono di aprire un laboratorio o un’officina sono veramente pochi,  ma questo può offrire anche dei lati positivi per chi vuole intraprendere questa professione.

Scegliere di fare il fabbro potrebbe quindi essere una buona soluzione per assicurarsi un futuro roseo dal punto di vista economico e tante soddisfazioni dal punto di vista professionale. Vediamo quindi cosa è necessario fare per arrivare a svolgere tale professione e quali sono le mansioni tipiche di questo artigiano.

Chi svolge questo lavoro per lo più da artigiano e imprenditore di se stesso, quindi in totale autonomia, decidendo tempi, orari e modi, e persino quali clienti servire, dal momento che la domanda è molto alta.

Per prima cosa, come requisito, il fabbro è un lavoro adatto a chi possiede una certa forza fisica, quindi può non essere adatto a tutti e sarà di sicuro apprezzato da coloro che amano i lavori manuali.

 

Veniamo al punto: “Come diventare fabbro”

Il mestiere del fabbro sostanzialmente viene ancora svolto utilizzando le classiche incudini e martello. La sua opera non può essere facilmente riprodotta su scala industriale, e per questo motivo il fabbro appare oggi un professionista molto richiesto e quasi insostituibile.

Il fabbro si dedica in genere alla realizzazione di ringhiere, inferriate, cancelli, passamano, scale, e una miriade di altri oggetti di uso o di arredamento quotidiano. Per poter diventare un bravo fabbro sarà necessario apprendere tutti i segreti del mestiere e acquisire tanta esperienza.

Al fine di poter esercitare questa attività sarà necessario essere in possesso di un diploma rilasciato da un ente di formazione professionale, che seguirà un corso di formazione dedicato. Gli uffici del lavoro di zona solitamente sono informati su gli enti che erogano tali corsi. Questi corsi normalmente prevedono una frequenza obbligatoria e devono essere seguiti sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. La durata è pari a tre anni e il corso si conclude con un esame finale.

Finito il periodo di formazione, sarà necessario passare alla pratica, trovando sul posto una bottega, un’officina attiva disposta a prendervi come apprendista.

In seguito verrà deciso se approfondire la tecnica della saldatura o quella della forgiatura, in modo da avere un proprio repertorio professionale.  Quello dell’apprendistato per tale professione è un momento molto importante, che può durare uno o due anni.

Concluso anche questo periodo di formazione, il fabbro potrà scegliere se lavorare da subito in proprio, aprendo una propria officina e quindi una partita IVA presso la Camera di Commercio o lavorare prima come dipendente presso un altro artigiano, magari lasciando il proprio cv agli uffici di collocamento.

Quanto guadagna un consulente del lavoro?

Il consulente del lavoro si occupa per conto di un datore di lavoro di tutta una serie di pratiche relative alla gestione del personale, che vanno dai rapporti con i sindacati agli inquadramenti contrattuali, agli adempimenti di obblighi relativi a previdenza e assistenza sociale, alle relazioni con enti come Inps e Inail, per arrivare persino alla contabilità e alla consulenza fiscale.

Si tratta quindi di un libero professionista che svolge un ruolo cruciale nella gestione dei rapporti trilaterali tra azienda, dipendenti e istituzioni pubbliche. Il guadagno di un consulente del lavoro può, soprattutto con il passare degli anni, essere notevolmente ripagato: fondamentale è l’impegno e la passione ma a fare la differenza sarà anche la scelta di lavorare come consulente dipendente in un’azienda oppure aprire uno studio professionale di consulenza del lavoro.

Se i guadagni dei professionisti negli ultimi anni stanno registrando un calo notevole, i dati mostrano come per chi lavora come consulente del lavoro la situazione non sia proprio così. Una delle ultime indagini, condotte da un popolarissimo quotidiano di stampo economico, parlava di circa 80.000 euro l’anno per un consulente del lavoro con un discreto giro d’affari, ai quali però ovviamente vanno sottratti i costi per l’esercizio della professione (tipicamente gli spostamenti quando necessario, il mantenimento dell’ufficio, etc.).

Il compenso di un consulente del lavoro che ha uno studio di consulenza del lavoro proprio permette di arrivare a guadagni considerevoli; in questo caso a fare da discrimine è sicuramente il numero di clienti. Per un consulente del lavoro competente, conosciuto e affidabile il guadagno mensile può arrivare a superare i 3.000 euro. Chi riesce invece a farsi assumere nelle grandi società o comunque nelle aziende che preferiscono avere a disposizione almeno un consulente del lavoro in azienda, tende a guadagnare di meno, senza però dover necessariamente sottostare a quelli che sono gli alti e bassi della libera professione.