Come migliorare il proprio approccio con il data entry digitale

Con l’avvento delle nuove tecnologie, come gli smartphone e i tablet su tutti, avere delle foto in formato digitale è diventata la regola, ma fino a qualche decennio fa, le fotografie venivano tutte stampate su carta. Vediamo, in breve, cosa ci serve per una archiviazione digitale di foto da formato cartaceo. La prima cosa di cui avremmo bisogno è un software, di solito in dotazione con lo scanner, che ci permetta di gestire le nostre scansioni. In seconda battuta avremmo bisogno di uno scanner piano con una risoluzione  sufficientemente alta.
Salviamo le nostre scansioni in formato TIFF (senza compressione) oppure utilizzando il formato .psd (Photoshop). Prendiamo in considerazione anche un piccolo software per correggere eventuali imperfezioni.
Sarebbe meglio evitare di salvare in formato JPEG o TIFF (con compressione JPEG).
Per quanto riguarda la risoluzione delle scansioni, sarebbe opportuno non scendere sotto i 300 dpi, inoltre se dobbiamo stamparle, al fine di ottenere l’aspetto di tono continuo sarebbe opportuno avere un dpi più alto.
Ora diamo uno sguardo allo spazio di archiviazione ed alla conservazione delle immagini digitalizzate:
1) le unità disco possono deteriorasi – quindi si dovrebbe avere un piano di backup.
2) La vostra abitazione o studio può subire dei danni (alluvioni, terremoti, incendi, ecc)
–  quindi si dovrebbe avere un piano di backup offsite.
3) Essere sempre aggiornati sul rilascio di nuovi software e nuovi formati. Infatti un formato di file comunemente usato oggi può non essere valido o compatibile in futuro. Esempio il Kodak Photo CD. Infatti questo formato di file è considerato obsoleto e non più supportato.

Spero che non ci siano più dubbi sull’archiviazione digitale delle foto cartacee.

Potete trovare maggiori informazioni al seguente indirizzo: http://www.ciesseservices.it/altri-servizi/servizi-per-lufficio/

Il percorso per diventare interior designer

Occuparsi della progettazione di uno spazio chiuso in tutti i suoi aspetti, dalla divisione degli ambienti agli arredi, dalla scelta dei materiali a quella dei colori: è il ruolo del Designer d’Interni o Interior Designer – come è chiamato oggi –, una figura professionale che negli ultimi anni si sta diffondendo notevolmente nel nostro Paese e soprattutto è molto forte la ricerca di specialisti in interior design a Padova.

Dal momento che i budget a disposizione delle giovani coppie sono spesso limitati e le dimensioni degli appartamenti si riducono, diventa essenziale poter sfruttare ogni spazio, anche il più piccolo: qui interviene l’Interior Designer, non un semplice arredatore, ma in genere un architetto specializzato in design d’interni, capace di valorizzare gli ambienti con la scelta dell’arredamento delle giuste dimensioni e di stabilire la disposizione dei mobili in modo da renderla funzionale, accogliente e confortevole.

Naturalmente il suo ruolo non è limitato alle abitazioni private ma comprende gli ambienti pubblici, i negozi, gli uffici. Oggi i professionisti degli interni si preoccupano inoltre di trovare soluzioni di “design sostenibile” per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente: utilizzano, quindi, materiali riciclabili, energie alternative e prodotti di buona qualità in grado di durare nel tempo.

Vediamo quali sono le strade da seguire per intraprendere questa professione:

Laurea in Architettura

L’itinerario tradizionale per diventare Designer d’Interni è rappresentato dal conseguimento della laurea in Architettura e di una specializzazione post-universitaria in Design d’Interni. Negli atenei italiani il Corso di Laurea in Architettura è a numero programmato e ancora a ciclo unico.

Corsi triennali in Design d’Interni

Frequentare un corso triennale in Design d’Interni permette di specializzarsi nella progettazione di varie tipologie di spazi chiusi, dalle abitazioni agli alberghi, dai luoghi pubblici – aeroporti, stazioni – a quelli di servizio – scuole, ospedali, uffici, musei, banche.

Master e specializzazioni post-laurea

Coloro che sono già in possesso della Laurea in Architettura, del Diploma Accademico in Design o di un altro titolo affine, possono specializzarsi con il Master in Interior Design dello IED, che ha una durata compresa tra otto e dodici mesi e permette di approfondire gli ambiti progettuali legati all’arredo, alla luce, allo spazio e ai materiali. In Italia il Master è attivato dalle sedi di Milano – in inglese –, Roma e Torino. La vasta offerta dell’Istituto Europeo di Design comprende poi corsi di specializzazione serali ed estivi, destinati a chi vuole migliorare le proprie competenze nel settore.

L’allestimento multimediale dell’evento

Come si allestisce un evento?

Innanzitutto fondamentale è definire la tipologia di evento ed il risultato che si vuole ottenere. A seconda del budget si dovrà optare per soluzioni molto differenti tra loro, che possono avere lo stesso obiettivo ma con un risultato che sarà molto diverso.

Ad esempio se si opta per soluzioni di videoproiezione per la riproduzione di video in ambienti esterni o fortemente illuminati il risultato sarà molto differente rispetto all’ utilizzo di led wall, da interni o da esterni.

Il ledwall permette infatti di ottenere immagini molto più nitide e luminose, ma il costo rispetto ad una videoproiezione è maggiore. L’utilizzo dei maxischermi è consigliabile in tutte le situazioni all’esterno e in cui vi è un gran numero di partecipanti, grazie alla modularità che permette di ottenere schermi di qualsiasi dimensione.

La videproiezione è consigliabile solamente in ambienti chiusi poco illuminati oppure in ambienti esterni di notte, oper effettuare il cosiddetto videomapping, ovvero la riproduzione di immagini su strutture architettoniche per creare effetti veramente spettacolari.

Di primaria importanza è anche il comparto audio e luci, che dovrà essere adeguato alla location ed al numero dei partecipanti. Fondamentale è la qualità e la calibrazione degli impianti audio, in quanto un impianto di alta qualità ma calibrato male otterrà lo stesso risultato di un impianto di qualità minore ma con una miglior calibrazione.

Un altro aspetto fondamentale è l’esperienza e la competenza dei tecnici che gestiscono le attrezzature audiovisive, anche per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza o di guasti tecnici, per fortuna molto rari.